di: Valentina Milani | 31 Marzo 2025
Lo Zambia si trova ad affrontare una transizione energetica complessa, segnata da obiettivi ambiziosi, risorse sotto pressione e alcune contraddizioni. Da un lato, il Paese si è impegnato a raggiungere l’accesso universale all’elettricità entro il 2030 con il programma governativo Mission 300, che punta a connettere alla rete almeno 300.000 nuove famiglie ogni anno. Dall’altro, si trova a fare i conti con una fragilità strutturale aggravata dai cambiamenti climatici, che minano la sua principale fonte di energia: le dighe idroelettriche.
Lo Zambia, infatti, genera oltre l’80% della propria elettricità da impianti idroelettrici, ma la siccità prolungata causata dal fenomeno El Niño ha ridotto drasticamente la capacità produttiva, in alcuni casi fino al 70%. Il bacino della diga di Kariba, il più grande del Paese, ha registrato livelli critici, obbligando le autorità a ricorrere a misure di razionamento e a riattivare centrali a carbone, come quella di Maamba, per compensare il deficit. Una scelta che, se da un lato risponde a esigenze urgenti di stabilità, dall’altro contraddice gli impegni di decarbonizzazione.
In questo contesto si inserisce l’annuncio della Copperbelt Energy Corporation (Cec), uno degli attori chiave del settore energetico zambiano, che investirà 500 milioni di dollari nei prossimi due anni per espandere la produzione da fonte solare e potenziare le infrastrutture di trasmissione. In particolare, precisa l’agenzia Reuters citando un dirigente dell’azienda, la compagnia intende raddoppiare la capacità della linea di interconnessione elettrica che collega lo Zambia alla Repubblica Democratica del Congo, portandola da 250 a 550 megawatt. Cec gestisce infatti l’unico collegamento tra la rete elettrica congolese e la Southern African Power Pool (Sapp), il mercato energetico regionale dell’Africa australe, snodo strategico per l’integrazione e la stabilità del sistema elettrico dell’intera area.
Secondo il direttore finanziario Mutale Mukuka, interpellato da Reuters, gran parte dei fondi proverrà da finanziatori esterni. L’investimento è anche un segnale di fiducia nei confronti del Paese, che sta lentamente uscendo da quattro anni di default sul debito sovrano e tenta di riconquistare la credibilità finanziaria internazionale. La strategia di Cec punta a garantire che l’energia prodotta da nuovi impianti rinnovabili, soprattutto fotovoltaici, possa essere effettivamente distribuita ai consumatori, superando il tradizionale collo di bottiglia infrastrutturale che ha spesso frenato l’accesso all’elettricità.
La ripresa dell’interesse da parte degli sviluppatori internazionali conferma che lo Zambia resta un mercato energetico ad alto potenziale, ma la sfida sarà mantenere un equilibrio tra resilienza e sostenibilità. Il Paese dovrà investire in modo deciso nella diversificazione del mix energetico, puntando sulle fonti solari ed eoliche, senza cadere nella trappola di una dipendenza a lungo termine da fonti fossili, notano alcuni osservatori.